Campagne in corso!

Scrivici_anim
8th marzo 2019

8 marzo: Un nuovo studio dimostra che la gran parte delle organizzazioni di commercio equo sono gestite da donne

In occasione della festa della donna, l’organizzazione mondiale del commercio equo WFTO diffonde uno studio basato su un network di più di 300 organizzazioni di commercio equo in 70 paesi (socie del Wfto) che hanno in prevalenza donne tra gli amministratori delegati, nei ruoli dei consigli d’amministrazione e tra i senior manager.
Questo accade in netto contrasto con la gran parte del mondo delle imprese.
(scaricate qui sotto i report completi)
 

 

New study shows majority of Fair Trade Enterprises are led by women

Culemborg, The Netherlands, 8 March 2019 – Today, the World Fair Trade Organization (WFTO) releases new studies that shows the majority of Fair Trade Enterprises are led by women. According to the study, the network of more than 300 social enterprises in over 70 countries (i.e. WFTO members) have women as the majority among CEOs, board members and senior managers. This is in stark contrast to the mainstream business world.

Among the 326 businesses that are verified as Fair Trade Enterprises by the WFTO:

  • 52 per cent of CEOs are women (the figure is 9 per cent in mainstream business)
  • 51 per cent of Board positions are held by women (the figure is 12 per cent in mainstream business)
  • 54 per cent of senior roles are held by women (24 per cent in conventional business)
     

The two reports contain analysis on women’s leadership and explore the drivers of women’s empowerment more broadly.

 

More #WomenLeaders to #BalanceForBetter #TradeFairLiveFair

24th gennaio 2019

Assobotteghe tra i promotori della campagna “Stop ISDS – Diritti per le persone, Regole per le Multinazionali”

Comunicato Stampa

Stop ISDS – Diritti per le persone, Regole per le Multinazionali

Ufficio stampa Francesco Verdolino: francesco.verdolino@hotmail.it ♦ 3398129813

Il 22 gennaio a Davos al via la campagna europea per la difesa dei diritti dei cittadini e dell’ambiente contro la minaccia di sanzioni e ritorsioni da parte delle grandi imprese

Il 22 gennaio 2019, in occasione del World Economic Forum (WEF) di Davos, organizzazioni della società civile, sindacati e movimenti, coordinati in Italia dalla Campagna Stop TTIP/CETA insieme, tra gli altri, a Coordinamento nazionale No triv, Attac, Assobotteghe, A Sud, Fairwatch, Focsiv, Forum italiano dei Movimenti per l’acqua, Fair, Navdanya International, Terra e Water Grabbing Observatory lanciano la petizione internazionale STOP ISDS* in 16 Stati membri dell’UE, chiedendo all’istituzioni e ai governi europei lo stralcio delle clausole arbitrali da tutti gli accordi commerciali e di investimento in vigore e in fase di trattativa. Con la petizione si invitano, inoltre, l’UE e gli Stati membri a sostenere il raggiungimento del trattato vincolante delle Nazioni Unite sulle multinazionali e i diritti umani.

Alcuni degli strumenti più potenti in mano alle aziende, infatti, per impedire alle istituzioni nazionali di mettere i diritti dei propri cittadini al primo posto rispetto ai soliti interessi, sono proprio le penali e le clausole arbitrali inserite nella maggior parte dei trattati commerciali e negli accordi relativi agli investimenti.

Come documenta il nuovo Rapporto “Diritti per le persone, regole per le multinazionali:” scaricabile a questo link https://bit.ly/2AXal9d, redatto da Francesco Panié e Alberto Zoratti, una raccolta di numeri, analisi, statistiche ed esempi di cause intentate dalle multinazionali contro gli Stati, attraverso il meccanismo di composizione delle dispute fra investitori e Stati (ISDS), i dati su 195 cause concluse negli ultimi trent’anni dimostrano che in tutto il mondo gli Stati hanno dovuto pagare 84,4 miliardi di dollari alle imprese private a seguito di sentenze sfavorevoli (67,5 miliardi) o costosi patteggiamenti (16,9 miliardi). Una cifra parziale, visto che alcune cause sono segrete e altre ancora pendenti. Soldi sottratti a politiche sociali, ambientali, salariali.

Oltre quaranta delle società quotate come “partner industriali” del WEF sono state coinvolte in casi ISDS.

Mentre i CEO delle multinazionali qui a Davos cercano di presentarsi come una forza per il bene di fronte ai politici, molti di loro stanno facendo causa ai governi per indebolire le politiche progressiste di cui abbiamo bisogno. Questo non è altro che pura ipocrisia. L’ISDS rappresenta un’enorme minaccia per la democrazia, i diritti umani e l’ambiente.” ha dichiarato Monica Di Sisto portavoce di Stop TTIP/CETA Italia e membro del coordinamento europeo della campagna.

Per questo, la petizione “Stop ISDS – Diritti per le persone, Regole per le Multinazionalichiede l’istituzione di un trattato legalmente vincolante delle Nazioni Unite su Corporations e Diritti Umani, come di nuove legislazioni europee e nazionali, per far sì che le imprese rispondano legalmente delle proprie azioni e le persone e le comunità colpite dai loro abusi possano accedere con certezza alla giustizia.

L’Unione Europea e gli Stati membri hanno l’opportunità di mettere fine a questi privilegi per le multinazionali cancellandoli dagli accordi commerciali e sugli investimenti esistenti e non approvandone altri in futuro. Servono vincoli legali espliciti che rendano le imprese transnazionali responsabili per le eventuali violazioni dei diritti umani, mettendo finalmente fine alla loro impunità” conclude Marco Schiaffino di Attac Italia e membro del coordinamento europeo della campagna.

Primo banco di prova per il Parlamento europeo sarà il voto del prossimo 12 febbraio sul trattato per la liberalizzazione degli investimenti tra Europa e Singapore, che contiene un arbitrato ISDS-ICS. Ne chiediamo, a una voce da tutti i Paesi coinvolti, la bocciatura come primo segnale tangibile di buona volontà politica.

Rinunciare agli arbitrati non è solo necessario, ma più che possibile: nella nuova versione del NAFTA, che regola l’area di libero scambio tra Usa, Canada e Messico, l’arbitrato è strato stralciato persino da Donald Trump su richiesta canadese perché, come ha spiegato lo stesso Ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland, impediva al loro governo di “mettere gli interessi dei cittadini al di sopra di quelli corporativi”. Un’attenzione però venuta meno nella stesura del CETA, il trattato di liberalizzazione commerciale tra Canada e Europa, che, qualora fosse ratificato dall’Italia e gli altri membri dell’UE, rappresenterebbe una minaccia per i nostri Paesi a vantaggio, con una certa ironia, proprio degli investitori canadesi. Per questo continuiamo a chiedere al Governo italiano la sua rapida calendarizzazione e bocciatura, prima delle Elezioni europee, in linea con gli impegni elettorali e il sostegno in Consiglio europeo alle richieste della Campagna ISDS.

*La petizione Stop ISDS è sostenuta da oltre cento associazioni, organizzazioni della società civile, sindacati e movimenti italiani che in questi anni hanno lottato per la promozione dei diritti umani e dell’ambiente e contro trattati dannosi come TTIP e CETA, e da altre centinaia di organizzazioni in tutta Europa attive sugli stessi temi.

 


Clicca qui per scaricare il comunicato stampa

Clicca qui per scaricare la sintesi del Report “Diritti per le persone, regole per le multinazionali/Stop ISDS”

Clicca qui per sottoscrivere la petizione: https://stop-ttip-italia.net/diritti-per-le-persone-regole-per-le-multinazionali/

 

29th dicembre 2018

“Dal 2003 seminiamo, raccogliamo e distribuiamo non solo chicchi di caffè ma di giustizia, dignità, uguaglianza e autonomia.”

Anche quest’anno vi invitiamo a supportare il progetto Tatawelo! A breve riapre il prefinanziamento dell’anno 2019.

 


Dall’articolo apparso su Il Manifesto

In Chiapas il caffè è rivoluzione

– Luca Martinelli, 27.12.2018

 

Storie. Dalle comunità zapatiste all’Italia, i chicchi prodotti dagli indigeni messicani sono il legame più forte tra l’Ezln e il nostro paese. E ora sono pronti a sbarcare pure i biscotti rivoluzionari.

È passato un quarto di secolo dal primo gennaio del 1994, quando nel Sud-est messicano un esercito indigeno attaccò il governo e il neoliberismo: quel giorno entrava in vigore l’accordo di libero scambio tra Messico, Stati Uniti e Canada, e dal Chiapas i discendenti dei Maya gridarono il loro «Ya Basta!», scegliendo l’insurrezione armata per dare visibilità alle loro richieste. Venticinque anni dopo, mentre l’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln) festeggia l’anniversario con balli, canti e tornei di pallacanestro nei municipi autonomi ribelli, migliaia di italiani celebreranno quel grido sorseggiando il primo caffè del mattino. Perché uno dei legami più duraturi tra il Chiapas zapatista e il nostro Paese è quello segnato dall’aroma del caffè, e segue il viaggio dei «chicchi» verdi, che dopo esser stati essiccati negli spiazzi davanti alle case in legno delle comunità zapatiste finiscono in sacchi di juta dentro container con destinazione il porto di Genova.

QUEI GRANI frutto di cafetales condotti col metodo dellagricoltura biologica sono raccolti nella regione degli Altos del Chiapas dai circa 800 contadini associati nella cooperativa Yachil Xojobal Chu’lchan, che è oggi il fornitore principale delle tre realtà italiane che importano caffè zapatista: l’Associazione Ya Basta, la torrefazione artigianale Caffè Malatesta e l’Associazione Tatawelo, che opera in collaborazione con la cooperativa Libero Mondo. È stata Tatawelo, a inizio dicembre, ha lanciare un appello per denunciare le violenza in corso nella regione degli Altos, dopo il ritorno da una missione di Dulce Chan Cab e Walter Vassallo, che sono i Referenti del progetto in Chiapas dell’associazione. Nella zona infatti ci sono circa 3 mila profughi e 4 mila indigeni impossibilitati a vivere nelle loro terre, vittime della violenza causata da un’assegnazione di confine che non rispetta i limiti storici della regione.

GLI ANZIANI DEL VILLAGGIO vedono i campi dove coltivavano il mais e il caffè occupati dai vicini che, armati, si sono impossessati delle terre creando desplazados ( sfollati). I desplazados sono gruppi di popolazione povera, resiliente, capaci di vivere in comunità organizzandosi con poco, e in cui la terra e il mais risultano elementi essenziali di sopravvivenza e del caffè fanno fonte di reddito.

«Siamo stati in Messico dal primo al 23 novembre, e come sempre abbiamo visitato i nostri referenti, e contadini associati alla cooperativa» racconta Walter Vassallo allExtraTerrestre. «A San Cristobal de Las Casas ci siamo confrontati con lo staff del centro diritti umani Fray Bartolomé de Las Casas e con il Desmi (l’associazione che dà supporto in ambito agronomico alle comunità, ndr), decidendo poi di promuovere quest’appello, che come importatori abbiamo già inviato». È indirizzato, tra gli altri, al sottosegretario per i diritti umani del governo messicano (che dal 1° dicembre è guidato da Andrés Manuel Lopez Obrador, del partito Morena), al governatore dello Stato del Chiapas, ma anche all’ambasciata italiana e alla responsabile dell’Ufficio Economico-Commerciale della nostro ufficio diplomatico. «I contadini locali hanno serie difficoltà nel recarsi alle loro coltivazioni per seminare mais o raccogliere il caffè» aggiunge Vassallo «tanto che con il Frayba stiamo pensando a brigate di osservazione internazionale per tutelare almeno la raccolta del caffè nei municipi coinvolti, dove risiedono anche alcune decine dei nostri produttori».

A GENNAIO, quando il caffè sarà maturo, c’è il rischio che non possa essere raccolto. Per questo, sottolinea l’appello, «la violenza nelle comunità della regione degli altipiani del Chiapas coinvolge anche noi consumatori finali del caffè, acquistato e sostenuto economicamente attraverso gli esportatori del commercio equo, per cui riteniamo a nostra volta di interpellare le autorità delle diverse agenzie federali e statali affinché sia tutelato il nostro investimento in Messico, considerando altresì l’importanza di prendersi cura dei settori produttivi del caffè nello stato del Chiapas per importazioni efficaci. Per molti agricoltori il caffè è la loro unica fonte di reddito per le loro famiglie e il fatto di non averlo li costringerebbe a migrare per trovare sostentamento. L’insicurezza dei produttori di caffè genera un abbandono forzato delle coltivazioni, una bassa qualità del caffè e una violazione dei contratti internazionali stipulati per non essere in grado di raccogliere caffè. Questo è un forte danno economico per uno Stato che occupa il primo posto in Messico nella produzione di caffè, con il 35% della superficie seminata e il 40% della produzione nazionale. Inoltre, sta emergendo come leader mondiale nella produzione di caffè biologico secondo i dati del Coffee Institute of Chiapas (Incafech)». La comunità a cui si è rivolta l’Associazione Tatawelo è quella dei soggetti in molti casi gruppi di acquisto solidali che nel corso degli anni hanno sostenuto i cafeticoltores del Chiapas partecipando al prefinanziamento del caffè, cioè acquistando e pagando nell’inverno precedente il caffè che ricevono dopo l’estate. Un modo per garantire ai soci delle cooperativa zapatiste l’indipendenza economica nelle fasi di lavorazione dei grani.

Nel 2018 il prefinanziamento ha raggiunto i 152mila euro (132mila nel 2017, 112mila nel 2016), coinvolgendo ben 150 soci che raccolgono organizzano e consegnano il caffè ai gruppi di acquisto.

UN PROGETTO IN CONTINUA EVOLUZIONE: a Natale 2018, in collaborazione con Libero Mondo, che nei suoi laboratori di Roreto di Cherasco (Cn) si occupa anche dell’inserimento nel mondo del lavoro di persone con disabilità o che arrivano da situazioni di disagio sociale, Tatawelo ha promosso un nuovo progetto a sostegno della comunità indigene del Chiapas, legato alla trasformazione delle ciliegie del caffè, la buccia che ricopre i grani. «Tecnicamente si chiama drupa (assume un colore rosso vivo quando il frutto è maturo, ndr) ed è un elemento di scarto, che resta a terra: i contadini ne usano un po’ per concimare. Il nostro obiettivo, però, è arrivare a dar valore al 100 per cento della produzione, per sostenere i produttori indigeni» racconta Luca Gioelli di Libero Mondo.

Di «ciliegie» se ne ottengono 4 chili per ogni chilo di caffè: nell’estate del 2018 nel container ce n’era un sacco, che è stato trasformato in farina e usato per impastare il «bizcocho», un biscotto con farina di ciliegie di caffè (al 9,5%), che porta il marchio del progetto Tatawelo. È un esempio di economia circolare e solidale: la produzione sperimentale è di appena mille e trenta pacchetti, distribuiti grazie ai soci tra i Gas italiani. Poi, spiega Luca Gioelli, «faremo un sondaggio, per capire il gradimento». Violenza permettendo, nell’estate del 2019 il caffè zapatista sarà accompagnato dalla sue bucce. Pronte a diventare biscotti rivoluzionari.

© 2018 IL NUOVO MANIFESTO SOCIETÀ COOP. EDITRICE
28th novembre 2018

Il Commercio Equo e Solidale al Senato per discutere le proposte per una nuova legge sul Commercio Equo

COMUNICATO STAMPA

Roma, 28 novembre 2018 – Le organizzazioni italiane del Commercio Equo e Solidale hanno incontrato questo pomeriggio i senatori, in audizione alla 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), per parlare della Legge sul Commercio Equo e Solidale.
Un primo passo nel percorso che porta all’approvazione di una legge che si attende da molti anni e che da più parti è stata definita come centrale anche per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. I senatori, infatti, hanno rivolto delle domande sulla sostenibilità del sistema del commercio equo e sulla qualità dei prodotti.
Nel 2016, il precedente disegno di legge sul Commercio Equo è stato approvato alla Camera e da lì ci si attendeva un passaggio al Senato che potesse portare a compimento l’iter legislativo e finalmente dar gambe alle proposte sul Commercio Equo e Solidale a livello italiano.
Ma così non è stato, l’approvazione definitiva non c’è stata e a causa del termine della Legislatura, le procedure di approvazione sono state rimandate ai futuri parlamentari.
Non ci si è fermati, però. Nel febbraio scorso, le organizzazioni del Commercio Equo e Solidale attraverso l’appello “Lascio il segno sull’equo”, hanno indirizzato ai futuri eletti alcune richieste, tra le quali l’impegno a riprendere il percorso per l’approvazione della legge e in particolare la discussione delle proposte e dei testi della stessa entro la fine del 2018.
L’appuntamento di oggi al Senato è un primo e importante segnale di avvio di questo nuovo percorso, nel quale Equo Garantito, Fairtrade Italia e Associazione Botteghe del Mondo hanno condiviso priorità e principi alla base della proposta di legge e hanno fornito indicazioni su quale strada percorrere per un impegno concreto sul Commercio Equo e Solidale in Italia.
“Il Commercio Equo e Solidale da oltre 50 anni, costruisce esperienze di sostenibilità ed equità nelle filiere e ha contaminato il contesto esterno al punto che oggi questi valori vengono proposti sempre di più dalle grandi imprese italiane”, sottolinea Giovanni Paganuzzi, presidente di Equo Garantito.
“La ripresa dell’iter legislativo per l’approvazione di una Legge di promozione e disciplina del Commercio Equo e Solidale rappresenta un segnale della rilevanza che il commercio equo ha ormai acquisito anche nel nostro Paese, quale strumento che contribuisce allo sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni commerciali e garantendo i diritti dei produttori e dei lavoratori nelle aree di maggiore povertà del pianeta”, spiega Giuseppe Di Francesco, presidente di Fairtrade Italia.

“La legge sul commercio equo è uno dei nostri obiettivi, essa assume simbolicamente una funzione di cerniera tra mercato globale e mondo delle economie trasformative solidali. Abbiamo bisogno di una legge a forte contenuto politico, delle norme che possano contrastare le disuguaglianze, le ingiustizie da un modello economico che non rappresenta l’uomo, l’ambiente, la cultura,” spiega Massimo Renno, presidente di Associazione Botteghe del Mondo.

 


Con invito alla diffusione

Per maggiori informazioni:

  • Cristina Sossan – Equo Garantito – cristinasossan@equogarantito.org, 349. 7829291
  • Elena Guzzonato – Fairtrade Italia – stampa@fairtradeitalia.it – 340.9832227
  • Gabriella D’Amico – Associazione Botteghe del Mondo – gabriella.damico2008@gmail.com – 335.6339542

 


Equo Garantito è l’associazione di categoria delle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale italiane. Rappresenta nel Paese, nella società civile, con i media e le istituzioni locali e nazionali le esperienze e la cultura dei suoi Soci: organizzazioni non profit e Botteghe del Mondo che promuovono i prodotti e i principi di un’economia di giustizia fondata sulla cooperazione e su relazioni paritarie tra i soggetti che partecipano alla realizzazione di un bene.
È depositaria della Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale e gestisce il Registro Italiano delle Organizzazioni di Commercio Equo e Solidale attraverso un sistema di controllo certificato.

Fairtrade Italia è il consorzio che dal 1994 rappresenta e promuove il Marchio di Certificazione Fairtrade e i valori del Commercio Equo e Solidale certificato sul territorio italiano. I soci di Fairtrade Italia sono organizzazioni non governative, associazioni, cooperative, consorzi e società che sostengono il Commercio Equo e Solidale, la cooperazione internazionale, l’azione sociale, la finanza etica, il rispetto dell’ambiente e la tutela dei consumatori.

Associazione Botteghe del Mondo nasce nel 1991 come telaio per tessere tra le Botteghe del Mondo una rete di economia solidale sui territori e promuovere il Commercio Equo e Solidale, a tutti i livelli. Ha contribuito alla scrittura della Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale ed è proprietaria dei marchi Bottega del Mondo e di Tuttaunaltracosa, la fiera nazionale del Commercio Equo e Solidale.

21st novembre 2018

#StopCETAsubito: mobilitiamoci per bocciare il CETA prima delle Elezioni europee

Nonostante le promesse, gli impegni elettorali, il Contratto di governo e le dichiarazioni pubbliche, dobbiamo constatare che il governo sta prendendo tempo invece di bocciare il CETAPubblicamente viene ribaditauna contrarietà agli accordi che ledono la sovranità dell’Italia o che minacciano l’agricoltura, i consumatori e l’ambiente. Eppure, nonostante sia possibile in qualunque momento portare la ratifica del CETA al giudizio di Camera e Senato, questo non sta succedendo. Anzi: la Task force istituita al MISE per valutare i trattati commerciali ha riaperto ieri la partita CETA su un capitolo ampiamente esaminato, come quello dei prodotti italiani a Indicazione geografica protetta schiacciandosi sulle voci pro-trattato. La stessa Task force non viene convocata su trattati controversi come quelli con Singapore e Vietnam, cui il Governo italiano ha dato il via libera tecnico opponendo – nel caso del Vietnam – una riserva non vincolante e aggirabile e sui diritti umani.

Non possiamo accettare, mentre la Commissione Europea spinge per approvare con Trump verso un nuovo TTIP, si rinvii ancora la bocciatura del CETA che potrebbe arenare tutti gli iter ancora aperti dei trattati tossici. E’ venuto il momento di dire basta. Non possiamo buttare via una battaglia di quattro anni che coinvolge centinaia di organizzazioni e tantissimi cittadini.

Ecco perché lanciamo una mobilitazione per domani, 22 novembre dalle 12 

Chiediamo con un tweetstorm e un mailbombing a Di Maio e Salvini di portare il trattato UE-Canada in Parlamento prima delle elezioni europee, per votare parere negativo alla ratifica. Solo così sarà possibile fermare la corsa della Commissione europea verso l’approvazione di una lunga serie di accordi tossici come il CETA, e riaprire una discussione sul commercio internazionale in tutto il continente. Alziamo la mano per dire #StopCETAsubito!

 

COME PARTECIPARE

Tweetstorm

Lancia questi tweet verso i ministri Di Maio, Salvini e al Sottosegretario Geraci per chiedere di bocciare il CETA in Parlamento prima delle prossime elezioni europee!

  • Anche io alzo la mano per dire #StopCETAsubito! @luigidimaio @matteosalvinimi @michele_geraci portate l’accordo tossico in Parlamento e bocciatelo prima delle europee!
  • Basta prendere tempo! @luigidimaio @matteosalvinimi @michele_geraci vogliamo che il Parlamento voti #StopCETAsubito! Se non lo fate, vi aspettiamo alle europee

 

Email

Scrivi una email ai ministri Di Maio, Salvini e al Sottosegretario Geraci per chiedere di bocciare il CETA in Parlamento prima delle prossime elezioni europee! Puoi utilizzare il testo base sottostante, e indirizzarlo a:

 
 
OGGETTO: Alzo la mano per dire #StopCETAsubito

Con la presente il sottoscritto/a vi chiede di onorare l’impegno pre-elettorale #No CETA #Non tratto proposto dalla Campagna, per cui tutti i candidati di M5S e Lega hanno aderito senza ulteriori indugi. La prima riunione dedicata al CETA della Task Force sui trattati internazionali istituita presso il Mise – incentrata sul tema delle Indicazioni Geografiche la cui trattazione è stata affidata a soli tecnici della struttura, gli stessi del precedente Governo, o favorevoli al CETA, in presenza di una platea in larga maggioranza a sostegno – ci fa dubitare che altre ‘manine’ a proprio agio nei corridoi dello Sviluppo Economico vi stiano spingendo lontano dall’impegno assunto con gli elettori di bocciare il CETA per riaprire con la Commissione europea un confronto serio su struttura e priorità dei negoziati commerciali.

La riunione si è conclusa con un sondaggio per alzata di mano fra i presenti su chi fosse favorevole o contrario al CETA dopo l’esposizione ascoltataCon questo messaggio voglio alzare anch’io la mano per ribadire la mia contrarietà a CETA, TTIP e tutti i trattati tossici.

– Con la Campagna Stop TTIP/Stop CETA Italia siamo preoccupati che la Commissione Europea stia procedendo alla richiesta di un nuovo mandato negoziale per approvare il TTIP con Trump.

– Gli USA intendono, infatti, utilizzare il nuovo accordo commerciale stretto con Canada e Messico (USMCA, il dopo NAFTA) come base per definire standard comuni per produzioni e consumo per accelerare gli scambi con l’Europa, costi quel che costi per lavoro, ambiente e diritti. 

– Già oggi, grazie al CETA, il nuovo NAFTA permetterà agli operatori Usa con base in Canada, come abbiamo sempre denunciato, di ottenere sui nostri mercati gli stessi vantaggi del CETA e di fare pressione suo comitati regolatori riservati per abbattere garanzie e standard europee che ritengono più costosi e immotivati.

– Se daremo il via libera al CETA con la ratifica parlamentare, mentre il Canada ha gioito per l’eliminazione dal nuovo trattato con gli Usa del pericoloso arbitrato ISDS/ICS – perché definito ai massimi livelli di Governo uno strumento che subordinava ai profitti delle corporation la capacità dello stato di normare a protezione dei diritti dei cittadini – a noi lo imporrà limitando allo stesso modo la nostra democrazia.
– Per di più, la Commissione europea sta attaccando, con una rivisitazione della dannosa direttiva Bolkestein, la capacità di Comuni e Regioni di regolare i servizi pubblici locali e i territori. Si vuole imporre agli Enti locali, per quanto riguarda le proprie iniziative legislative, l’obbligo di notificarle preventivamente e di concertarle con la stessa Commissione.
– Il 12 e 13 dicembre il Parlamento europeo, infine, con il vostro consenso, si troverà a votare il trattato di liberalizzazione commerciale tra Europa e Giappone senza che il Parlamento italiano possa dire nulla su quanto prevede. Successivamente il Parlamento europeo affronterà anche il trattato con Singapore e quello con il Vietnam, cui l’Italia ha dato un primo via libera tecnico pur con una riserva non vincolante di facciata sui diritti umani, di fatto contraddicendo , soprattutto nel caso del Vietnam, vostre esplicite e reiterate dichiarazioni pubbliche, e senza alcun coinvolgimento della Task Force o del Parlamento italiano che non potrà in alcun modo intervenire nel merito.

Il tutto, con buona pace della sovranità nazionale da voi sbandierata nello scontro con l’Ue sulla Legge di Bilancio, che avrà il respiro molto corto se non troverà coerenza in un’agenda commerciale davvero diversa rispetto a quella cui state contribuendo con i vostri ripetuti assensi.

E’ urgente che diate seguito il prima possibile alle promesse elettorali.

Vi chiediamo di portare il CETA in Aula e con ampio anticipo rispetto alle prossime consultazioni europee, in vista delle quali ulteriori promesse suonerebbero strumentali e prive di effettiva volontà politica e di respingere l’ipotesi di procedere alla firma di altri trattati che non garantiscono i diritti umani, il lavoro e l’ambiente.

 
 
Powered by LibLab