Il Canto delle Trame Storte
La moda etica di comunità, fare Filò.
Facciamo Filò.
Progettiamo comunità.
Curiamo infiniti sentimenti che parlano di persone, di bisogni e di risorse nascoste, spingendo lo sguardo oltre il muro del capitalismo come unica realtà.
Il nostro è un design per la poesia e l’etica, che ci ispira a vivere la nostra vita come un’opera d’arte. È un gesto eretico e sovversivo. Un atto che scuce l’immaginario di un mondo fondato solo sul consumo per allargare l’orizzonte del cambiamento.
Cucire, per noi, significa disobbedire con grazia.
Significa creare uno spazio dove la non conformità diventa l’unica vera forma di bellezza possibile.
La Bottega del Tempo
C’è una bottega dove il tempo non corre. Si siede, invece, e comincia a ricucire le relazioni tra materia, storia, etica ed emozioni.
Filò non è solo un nome; è una storia storta. È il cammino di chi ha scelto di disertare l’abitudine dell’indifferenza. Siamo un sentiero percorso da pecore nere, custodi di silenzio antico e compagni di polveri di bottega.
Qui dentro, gli oggetti non si comprano soltanto: si ascoltano.
Sono fili che educano l’anima.
Tessuti che insegnano a stare al mondo.
Un Gesto Gentile e Radicale
Il nostro artigianato è un atto politico gentile e radicale. Ogni taglio di forbice è un confine sul quale stabiliamo il cambiamento. Ogni cucitura è un legame profondo, una promessa d’amore che scivola sulla nostra città d’acqua e di sale, verso le nostre comunità distratte, verso la nostra coscienza dei luoghi che abitiamo.
Curiamo il corpo sociale, culturale e ambientale della nostra comunità con un rapporto ispirato:
- Dal commercio equo e solidale
- Dalla cooperazione sociale
- Dalla moda etica
Ricomponiamo i frammenti attraverso un’idea diversa di bellezza e di stile.
Fili che Intrecciano il Domani
Il pensiero che ci guida non è mai fermo. È un design irrequieto, un disegno vivo che abbraccia l’inclusione e tesse ponti verso il domani. Non siamo soli in questo viaggio. I nostri fili si intrecciano con i nodi forti e sicuri delle reti che abitiamo:
- La rete delle Botteghe del Mondo
- Aeres Venezia per l’altraeconomia
- La RIES (Rete Italiana Economia Solidale)
Per noi, produrre non significa mai arrivare a una fine. È un tragitto continuo, un divenire che non si ferma.
In questa sosta operosa, le nostre parole diventano i chiodi stabili per attaccare le idee al muro del domani. Un domani inteso come pace, giustizia, solidarietà.
Vizivizi by Filò
Il progetto Vizivizi nasce dopo la chiusura di Ravinala perché da un lato la coop Il Filò vuole continuare ad acquistare i prodotti dagli artigiani del Madagascar che avevano incontrato tramite Ravinala, con un viaggio in Madagascar e con l’incontro a venezia del responsabile del gruppo della latta che forniva loro le Gondole, sia dalla voglia di M.Teresa di non disperdere la sua esperienza ma soprattutto il suo legame forte con gli artigiani che seguiva da 30 anni.
Ma cosa è per noi questo progetto? Quali sono i valori che ci hanno spinto a continuare e a dare vita a questo nuovo percorso?
Siamo innamorati dei nostri prodotti, perché veicolano la potenza dell’alternativa al sistema economico attuale, basato sullo sfruttamento delle risorse umane e ambientali.
si contrappone al consumismo
Nasce per continuare a celebrare la tradizione artigianale malgascia, attualizzandone il gusto, in un’ottica di scambio culturale e continua crescita professionale; offre percorsi di formazione e tutoraggio agli artigiani.
promuove con continuità lo sviluppo delle relazioni nord-sud
Garantisce ai suoi clienti di retribuire equamente, contestualmente a dove vivono, gli artigiani del Madagascar, per garantire loro un livello di welfare soddisfacente.
attua i criteri del commercio equo e solidale
Lavora per l’incremento dell’impatto sociale, in una logica di continuità, soprattutto in relazione alle generazioni future. Per questo favorisce l’accesso all’istruzione ai figli degli artigiani.
combatte il lavoro minorile e lavora per l’empowerment delle donne
Utilizza materiali naturali e di riciclo per la produzione dei suoi prodotti; materiali sostenibili e a bassissimo impatto ambientale. Vuole continuamente stimolare i suoi visitatori ad avere una coscienza critica.
si prende cura dell’ambiente, partendo dalle proprie scelte

SOATANANA • Il villaggio della Seta selvatica
In Madagascar la seta selvatica è utilizzata dalla notte dei tempi. Questa particolare seta è ricavata dal bozzolo di un baco endemico, chiamato Borocera Madagascariensis, che si nutre di foglie di Tilapia (Uapaca bojeri: pianta endemica dell’Altopiano del Madagascar). Le fibre della seta selvatica sono un po’ differenti da quelle della seta di allevamento (ricavata dal bozzolo della Bombyx Mori, il baco da seta di origine cinese, che si nutre di foglie di gelso); le fibre sono più scure, più spesse e meno brillanti, sono però altrettanto morbide e isolanti. I bozzoli sono raccolti in natura e vengono lavorati dalle donne nei villaggi dell’altopiano. Tradizionalmente la seta selvatica era utilizzata per le cerimonie funebri e per i mantelli dei “mpanjaka”, i “re” dei clan. Già dalla fine del secolo scorso però si è sviluppata la produzione di scialli e sciarpe per il commercio.
Le artigiane che collaborano con noi sono tutte donne che vivono nel villaggio di Soatanana. Le donne, circa 200, sono riunite in due diverse associazioni: Tambatra (che significa messe insieme) e Firaisankina (Solidarietà) ma lavorano tutte insieme. I bozzoli vengono raccolti nei boschi di Tapia della regione e portati al villaggio dove si svolge la lunga lavorazione della seta. Prima di tutto viene estratto il baco ancora vivo che diventerà cibo per le famiglie. E’ un alimento molto ricco e utile soprattutto per sconfiggere la malnutrizione infantile visto il suo alto contenuto proteico. Il bozzolo deve essere poi bollito, lavato e di nuovo bollito a lungo per allentare le fibre che possono così finalmente essere filate. Una volta filata la seta viene tinta con prodotti naturali che le donne hanno disponibili nelle zone limitrofe al villaggio. La tessitura avviene quasi sempre nelle loro case e tutte le fasi sono realizzate a mano.
AMBATOLAMPY • Là dove le pietre luccicano
La lavorazione dell’alluminio in Madagascar è una tradizione che ha almeno un centinaio di anni. Si è sviluppata nella zona di Ambatolampy perché qui la terra è ricca di alluminio e di una sabbia particolarmente fine, molto adatta per la costruzione degli stampi. I manufatti sono tutti realizzati in fusione e quindi richiedono il rifacimento dello stampo ogni volta. Le tecniche di lavorazione sono completamente manuali. I primi artigiani trovarono il modo di lavorare l’alluminio per realizzare le pentole che tutt’ora sono utilizzate dalla maggior parte della popolazione per cucinare ogni giorno. L’alluminio utilizzato dai nostri artigiani viene recuperato da vecchie pentole, pezzi di motore, ritagli di profilati.
L’avvento delle pentole di importazione cinese ha reso sempre più difficile per gli artigiani dell’alluminio riuscire a vendere i propri prodotti perché non più competitivi. Questa situazione ha spinto alcune di queste realtà a cercare altre strade. Noi lavoriamo con un gruppo guidato da una giovane donna, Mino, che ha preso in mano l’atelier del padre nel tentativo di dare nuovo impulso all’attività. Mino è una persona creativa e determinata a sviluppare nuovi prodotti e anche se non le sembrava così semplice ora lei e il suo gruppo (circa 20 artigiani tutti della sua famiglia) realizzano prevalentemente gioielli e oggetti di design.
Antananarivo • PAPIER
Il Papier o Papier Antaimoro è una carta molto simile al foglio di papiro, che si ottiene dalla lavorazione della corteccia dell’Avoha, un arbusto semi-acquatico della famiglia delle Moracee. L’uso di questa carta fu introdotto in Madagascar dagli Arabi intorno al XVI secolo e fu il popolo degli Antaimoro a svilupparne la produzione, utilizzandola per la realizzazione dei propri testi sacri: i Surabe. Da allora la produzione di questa carta si è diffusa ed attualmente la produzione è concentrata principalmente nella zona della capitale e nella città di Ambalavao. Non è chiaro quale sia il motivo che ha spinto gli Antaimoro ad abbandonare totalmente la produzione della carta che porta ancora il loro nome.
I nostri artigiani appartengono tutti a una grande famiglia. Sono circa una ventina di persone che collaborano per seguire la produzione completa dei manufatti in carta: dalla lavorazione della materia prima, alla creazione dei prodotti finiti. Lavorano con noi già dagli anni ‘80 e sono un gruppo particolarmente impegnato nella crescita costante e nello sviluppo di nuovi prodotti.
FIBRE VEGETALI
In Madagascar si lavorano molte fibre vegetali: Raphia, Penzy, Sisal, Satrana, Rangotra, Ravinala e molte altre. In ogni zona ci sono fibre del luogo che da sempre vengono utilizzate per la realizzazione di oggetti di uso quotidiano. Tradizionalmente, in alcune tribù, le fibre vegetali erano utilizzate anche per la realizzazione di abiti. Tra tutte quelle presenti sull’isola, la più diffusa è sicuramente la rafia. Si ricava da una pianta originaria del Madagascar, la Raphia farinifera, che cresce spontanea lungo le coste, in ambienti palustri boscosi o lungo le sponde dei fiumi. Le fibre vengono sottoposte a diversi tipi di lavorazioni; la rafia, nello specifico, viene anche tessuta a telaio e se ne ricava un tessuto particolare che si chiama Rabanne.
Sono più di 15 i piccoli gruppi che lavorano le fibre naturali. Alcuni vivono nei quartieri della capitale, altri a Behenzy, cittadina 50 km a sud della capitale, alcuni nella zona di Imeritsiatotsika, altri ancora nelle zone di Ambositra e di Tamatave. Ci sono gruppi che si occupano della tintura e tessitura della rafia, altri che realizzano scatole e cesti in Rabanne. Gruppi che lavorano in prevalenza il sisal, o il penzy. Alcuni realizzano bellissimi cesti, altri ancora che realizzano cappelli e borse utilizzando quel prezioso tessuto di rafia. Donne invece che grazie a un semplice uncinetto riescono a realizzare borse e cappelli con trame preziose.
CORNO
Fin dall’età del bronzo, tra i vari materiali usati dall’uomo, il corno era utilizzato per realizzare suppellettili, manici di pugnali, altri piccoli oggetti di uso quotidiano.
Anche in Madagascar l’uomo da sempre utilizza il corno di zebù per realizzare posate, piccole ciotole, pettini, ditali, bottoni e altri piccoli manufatti .
Il corno, uno scarto di lavorazione delle carni bovine, è un materiale particolare irregolare ma ricco di varietà cromatiche che vengono esaltate da una lavorazione accurata. E’ piacevolissimo al tatto, fresco e turgido, con sfumature nelle gradazioni più originali… un sunto della variabilità della natura.
Sono una quattro i piccoli gruppi famigliari che lavorano il corno quasi tutti nei dintorni della capitale, Antananarivo. E’ proprio in capitale, presso il mattatoio pubblico, che gli artigiani possono acquistare le corna di Omby , la mucca tipica del Madagascar.
Partendo da questo materiale di scarto, dopo averlo scaldato, tagliato, lavorato e infine levigato gli artigiani realizzano bigiotteria, posate per le nostre tavole, ciotole e molto altro. Il corno può essere utilizzato grezzo, lucidato oppure può essere tinto arricchendo ulteriormente le sue gamme cromatiche.
FERRO BATTUTO
La lavorazione del ferro è una pratica relativamente recente in Madagascar. È stata introdotta nell’isola in epoca coloniale, quando gli stranieri cominciarono a richiedere sistemi di chiusura, per la sicurezza delle loro abitazioni, che non erano mai stati prodotti nel paese fino a quel momento. Oltre ad essere utilizzato per questo tipo di prodotti, il ferro viene utilizzato da certi artigiani per la realizzazione di oggetti ornamentali, tipicamente rifiniti tramite brunitura. Parte del materiale impiegato per queste creazioni è materiale di recupero. Gli artigiani che collaborano con noi si trovano nella zona della capitale.
Gli Artigiani di FFF vivono e lavorano nel villaggio dell’associazione che è diventato una realtà ormai autonoma da molti punti di vista. Al centro ci sono scuole per i figli degli artigiani, e ora stanno costruendo il liceo. Il centro inoltro produce il 30% dei prodotti alimentari che vengono consumati per l’alimentazione e il riso viene acquistato subito dopo il raccolto e conservato così da mantenere il prezzo basso e costante.
Realizzano prodotti in ferro battuto, sia oggetti d’uso quotidiano che meravigliosi manufatti che sono dei veri e propri pezzi d’arte.





