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Commercio equo no Expo

Cari soci,

da alcuni mesi molte organizzazioni dell’economia solidale, della finanza etica e della società civile si stanno confrontando sul tema della partecipazione ad Expo, vissuto – dalla maggioranza di queste- come una straordinaria vetrina di discussione e di informazione alternativa al tema dell’evento.

Molti di noi considerano responsabile assumersi il compito di svelare le ipocrisie degli slogan buonisti della manifestazione e cercheranno di frenare l’irrinunciabile tentativo di strumentalizzazione da parte delle grandi multinazionali come Nestlè, Coca Cola, Barilla (tutte partener della manifestazione) capaci oggi di utilizzare termini come biodiversità, sviluppo sostenibile, ecologia come proprie parole d’ordine.

E’ un tentativo che ha una sua buona ragione d’essere ma si presta anche a molte critiche e qualche imbarazzo, soprattutto per la compagnia di aziende e partner di dubbia reputazione morale.

Alla Nestlè, che da alcuni anni ci propone di creare una borsa dell’acqua come per il petrolio, è affidata la piazza tematica dell’acqua: saranno prodotte oltre 150 milioni di bottigliette d’acqua dalla sua controllata la San Pellegrino e potremo così nutrire il pianeta bevendo la bottiglietta griffata Expo in compagnia di Selex Es (Finmeccanica) che produce sistemi di puntamento per carri armati, aerei e navi da guerra per Stati Uniti, Israele e Turchia.

Ma possiamo anche scegliere di non diventare il software buonista dentro l’hardware di tangenti & grandi opere fatto per consumare quel che resta del pianeta.

Sento quindi la necessità di definire un confine. Un confine che sia profilo ed invito per la comunità del fair trade che rappresento – l’Associazione Botteghe del Mondo – ad andare oltre il mito della terra promessa di Expo preferendo realizzare quel tempo e quella misura di cambiamento che è stato fino ad ora nostro comune orizzonte di speranza.

E la speranza dei nostri progetti in bottega ha avuto ed ha forma di micro – opera: scaffale, banchetto e vetrina, costituendo – nella sua semplicità un po’ visionaria – un exposizione di relazioni vere, fatiche quotidiane e lavoro che ha formato misure di valori equi ed economici prima inesistenti e che ha contributo a far crescere quell’ economia dall’imprevisto fattore etico capace di imporsi all’attenzione del mercato con pazienza e nel tempo.

Noi tutti sappiamo, dalla lettura della geografia dell’ angoscia imposta al mondo dal modello liberista e dalle 1318 imprese che controllano l’80% della ricchezza globale, che la povertà ci obbliga ad assumere con un certo pudore le cifre della disuguaglianza . Per questo motivo sentiamo responsabile evitare la mimetica fiera delle buone intenzioni : Expo è liturgia – nel senso letterale di opera pubblica- che tenta di mettere insieme business , OGM e cibo eccellente , contagioso mediatico messaggio di illusione collettiva.

Confido che le botteghe, i volontari e soci non credano alla scorciatoia mediatica milanese e sappiano spiegare nei propri territori e nelle forme di resistenza ancora possibili , che cosa siano le relazioni dalla fragile ed equa fertilità.

Associazione Botteghe del Mondo sarà presente a Roma, Milano, Venezia e Ferrara nel corso del 2015 con numerosi progetti , ti aspettiamo.

Massimo Renno

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