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La bottega non è un ramo d’azienda

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Quando nel non-profit si parla in termini di “ramo d’azienda” e non di progetti o persone, di punto vendita e non più di Botteghe del Mondo ci si deve indignare con forza maggiore. La rinascita della bottega Migrando nel racconto di Valeria Girardi

 

Ricordate il principio della rana bollita in cui la rana viene immersa in un pentolone pieno d’acqua fredda che sul fornello si scalda poco a poco? La rana non se ne accorge, non reagisce e finisce bollita. Chomsky dimostra così come “quando un cambiamento si effettua in maniera sufficientemente lenta sfugge alla coscienza e non suscita – per la maggior parte del tempo – nessuna reazione, opposizione, nessuna rivolta”.

 

Io ho trentasei anni, mi guardo intorno e mi chiedo se la mia generazione e le successive non abbiano subito lo stesso trattamento. Ci hanno depredato dei diritti. I diritti sul lavoro (a chi ne ha trovato uno), provate a chiedere ad un neo assunto a partita Iva se in caso di necessità può accedere alla cassa integrazione. Il diritto alla socialità, siamo tanti, siamo lasciati soli e pure tacciati di essere “choosy”. Quando sento parlare persone più grandi che hanno perso il lavoro, vergogna, solitudine, depressione, perdita di identità e sconforto sono le parole con cui si raccontano. Le stesse che sento cucite addosso la mia generazione, a pensarci bene. Le stesse che abbiamo provato io e la mia collega (ex lavoratrice del profit lasciata a casa da un giorno all’altro) quando lo scorso anno la cooperativa sociale per cui lavoravamo e di cui eravamo socie ci ha annunciato che il CdA aveva deciso di cedere e, nell’eventualità, chiudere la Bottega del Mondo.

 

Ma come, senza parlarne in assemblea? E poi ce lo comunicate in novembre, prima del Natale? E tutte le ore spese volontariamente a fare riunioni nelle ultime due settimane per progetti che avremmo attivato l’anno successivo? E tutti i volontari della Bottega che per anni hanno regalato il loro prezioso tempo, l’entusiasmo, il supporto, a volte anche economico? Quando un ramo non serve, va tagliato, si sa. Mors tua, vita mea. Quando nel non-profit si parla in termini di “ramo d’azienda” e non di progetti o persone, di punto vendita e non più di Botteghe del Mondo, quando le modalità aziendali entrano prepotentemente nel modus operandi delle cooperative e rimpiazzano le buone pratiche, quando non si possono dire apertamente le cose come stanno agli amici clienti, ci si deve indignare con forza maggiore.

 

Ed è allora che il cambiamento assume un’importanza cruciale. Armi e bagagli, perché nel frattempo non c’era più posto per noi nel “Cortile arzillo” di via Pozzi, a Busto Arsizio (Varese), e via alla ricerca di un nuovo spazio, di persone disposte a credere ancora nelle piccole oasi, linfa vitale delle città. Così, in maggio, grazie alla rete di collaborazioni costruita negli anni con le realtà sociali del territorio, alla tenacia dei volontari e dopo un periodo di chiusura, Migrando migra davvero. Rinasce entrando a far parte della famiglia de L’Impronta Cooperativa sociale onlus, trova nuovi compagni di viaggio e fa del cambiamento l’arma della propria sostenibilità e per di più lo fa proprio in occasione della Giornata Mondiale del Commercio Equo. Oggi Migrando è uno dei tre progetti che insieme a Ce l’hai! e Impronta alimentano, a Busto Arsizio, la bottega [S]oggetti dove le cose – prodotti del commercio equo, l’usato per bambini e il design del riciclo – si trasformano in storie da raccontare ed esperienze da condividere.

 

La proposta e l’augurio che facciamo a noi e alle altre botteghe in difficoltà è che provando a mettere insieme le nostre sofferenze e idee non solo non ci si senta più isole, ma si abbia la forza di trasformare quella pentola in ebollizione in una Jacuzzi rinvigorente.

 

Via Comune-info.

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