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La World Fair Trade Week, tra l’Expo e il quotidiano essere Bottega del Mondo

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Cari soci,

 

la necessità di incontrarci e di confermare con la nostra adesione il progetto internazionale di commercio equo e solidale – la World Fair Trade Week, settimana mondiale del commercio equo e solidale che si terrà a Milano tra il 22 e il 31 maggio 2015 – rappresenta l’antidoto più naturale all’incertezza di questi tempi e alla voglia di andare da soli.

 

Riconoscere la forma e la ricchezza delle nostre relazioni sul piano locale ed internazionale, comprendere e confermare, nella nostra storia di movimento, le parole dell’impegno è scegliere quanto fondere di noi stessi nella difficile transizione verso una economia del NOI.

 

Sentiamo l’esigenza di una contaminazione virale di buone pratiche che si opponga alle economie dell’illusione e della crescita infinta.

 

La raccomandazione di nutrire un pianeta (che da millenni ci sfama) e che semmai ci guarda con preoccupazione sempre più crescente, dovrebbe principalmente condannare la violazione dei limiti, la tracotanza dei modelli e della politica di sfruttamento industriale della terra, come pure allontanare una falsa idea di benessere e di futuro alimentare, inteso solo come capacità di acquisto.

 

Il capitalismo procede per contagio fino ad alimentare consumi eccessivi, a volte spinti anche da false sicurezze bio, eque & solidali di green economy e nuovi modelli tecno- sostenibili che, pur garantendo un cambio transitivo e di paradigma economico, stanno comunque lato dell’offerta e del consumismo.

 

Non è possibile accettare che il commercio equo e solidale sia solo una parentesi o una parola del carrozzone mediatico di Expo, finendo incastrati o confusi nell’ inevitabile scia social – buonista dell’evento. L’equo e solidale è la storia di un movimento che conta ormai mezzo secolo di progetti e di persone e sul quale non si può fare economia di senso.

 

Vogliamo candidare il commercio equo e tutti i cittadini a diventare i maggiori “consumatori difettosi ” del pianeta, perché le nostre pratiche possono essere di supporto alla società civile ed elaborare – all’occorrenza- uno spirito un po’ incivile e sdoganare il linguaggio dei buoni sentimenti e della retorica sana, buona , pulita e giusta perché non siamo un’ élite di buongustai socialmente orientati.

 

La nostra partecipazione all’evento sarà anche quindi un’importante occasione, per realizzare il mandato profondamente politico del CES perché esso non si riferisce solo all’idea di compiere una personale scelta di cambiamento di stile di vita e di consumo, ma richiama l’impegno comune alla costruzione di una visione di democrazia e di giustizia.

 

Nella filigrana del nostro progetto e del metodo comune, convivono infatti da una parte l’esigenza e la necessità di interpretare la realtà socio economica, la crisi, le disuguaglianze, sia a livello locale che nazionale ed internazionale, e dall’altra di avviare pratiche eque di cambiamento, sperimentando anche una terapia delle idee con pratiche economiche alternative e collettive, che contrastino dal basso la geografia dell’angoscia e l’impoverimento collettivo.

 

Definire insieme il pensiero e il metodo, l’identità e la speranza, il progetto di re-incanto dei nostri territori: è questa la sfida, per rinnovare la visione del mondo, con la forza della nostra proposta e con un linguaggio non convenzionale.

 

“Paupertas artis omnies perdocet” la povertà è la madre di tutte le arti: dimostriamo quanto sia importante rendere esperta l’esperienza della povertà, scegliamo di mettere al centro i progetti, le idee e le risorse dei produttori del sud e del nord del mondo.

 

Sappiamo tutti che la soluzione ai problemi planetari non potrà avvenire in modo lineare o con qualche tavoletta di cioccolato in più, ma passerà, soprattutto, dalla strategia di consolidare le idee solidali con le politiche e le prassi, già in uso nelle botteghe del mondo un brevetto e uno stile che affonda la sua “esclusività” nell’informale, ma sempre a buon mercato, che si prende cura dell’altro diverso da noi.

 

L’arte di non farsi governare e di decidere politicamente ogni giorno il nostro futuro è già iniziata, ma è necessario creare relazioni umane di convivenza e di cooperazione interpersonali e libere dai sistemi di accumulazione del profitto, della sconnessione del rapporto tra capitale e lavoro e della relativa massimizzazione dei risultati.

 

Il commercio equo è già ribellione atomistica e molecolare ed invenzione e modo di vivere “post – sviluppo “ e post – capitalista.

 

Ci auguriamo, come Associazione Botteghe del Mondo, che la World Fair trade week sappia anche confermare la capacità di escludere dal nostro movimento le strutture gerarchiche, la seduzione di un racconto solo individuale nell’analisi delle complessità delle relazioni economiche, favorendo invece un indirizzo e una autonomia di tutti i “nodi organizzativi” della rete equa e solidale, la condivisione dei principi fondamentali costituenti e delle campagne di azione comune.

 

Invitiamo tutti i soci e le botteghe a presentare, nei prossimi giorni, i propri documenti di indirizzo e tutte le proposte per condividere una posizione comune sui temi della sovranità alimentare, diritto al cibo, obiettivi del millennio.

 

Saremo infine presenti con un’anteprima dei progetti dei produttori solidali e delle esperienze delle Botteghe del Mondo al PIME alla Fiera Tuttaunaltrafesta nei giorni 22-24 maggio 2015, successivamente alla FTW nei giorni 26-29 maggio e infine concluderemo quest’anno di RELAZIONI con il territorio con la fiera nazionale del commercio equo e solidale Tuttauntaltracosa a Ferrara dal 2 al 4 ottobre 2015.

 

E prima ancora ci trovate a Roma l’11 e 12 aprile ad organizzare la prima festa dell’economia solidale di Roma e del Lazio.

 

Vi aspettiamo!

 

Massimo Renno

 

 

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